A Messa ci toccherà di vedere anche la danza del ventre, le cubiste e il burlesque, come ironizza Cossiga? Si intenda: per esprimere insieme la gioia comune eccetera eccetera.
Lo stesso Ufficio liturgico della Cei ammette e quasi incoraggia la danza liturgica. In pratica, la celebrazione del mistero non si attua seguendo le norme liturgiche, ma liberando il sentimento della comunità: e se questa vuole la danza, eh beh, si dia il via alle danze!
Il resto verrà da sé. Non s'era forse partiti dalle canzonette? E prima ancora, per giusti motivi, dalla lingua volgare?
Qualcosa nel frattempo è già avvenuto:
e si potrebbe a lungo elencare fatti spregevoli che testimoniano quanto l'anarchismo abbia infettato la Chiesa.
Il card. Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, nel videoclip sotto esposto, risponde ad alcune domande sulla danza liturgica e sulle musiche profane moderne (dal 3m 18s). Severo e ironico, sottile e alla portata di tutti.
Great!
Faciamus altare Deo,
qui exaudivit nos in die tribulationis.
Et in Israel magnum est nomen eius.
Confundantur qui loquuntur mendacium.
Omnes de Saba venient
aurum et thus deferentes,
et laudem Domino annuntiantes.
Surge et illuminare, Jerusalem,
Quia gloria Domini super te orta est.
Traduzione:
Tutti verranno da Saba
portando oro e incenso,
e proclamando le lodi del Signore.
Alzati, rivestiti di luce, Gerusalemme,
perché la gloria del Signore è sorta su di te.
Commento di Giovanni da Rho:
Nella Solennità dell'Epifania, Nostro Signore Gesù Cristo è riconosciuto dalle Genti, e adorato, come Dio. Oggi ha preso piede l'insipiente consuetudine circense di sovrapporre all'odierna Solennità l'inaudita "Festa delle Genti". Dio abbia pietà di noi.
Che un cattolico disobbedisca pubblicamente al Santo Padre, è grave. Che un cattolico impedisca ad altri cattolici di conformarsi ai desideri del Santo Padre, è ancor più grave. Che lo faccia un prelato di Curia, o un Vescovo, è intollerabile.
A Manganate sul Fureo la piccola Diocesi si è autodispensata dall'applicazione del Motu proprio Summorum pontificum, basandosi sul seguente cavillo:
Sillogismo degno del rimprovero di Gesù: «Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della scienza! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito» (Luca 11:52).
Nella sostanza, quella piccola Diocesi s'è messa in testa di ostacolare il decreto del Sommo Pontefice e di ignorare l'esistenza di «gruppi stabili di fedeli».
Nella forma, la decisione manganatica non è del tutto ineccepibile, visto l'art. 2 del Motu Proprio che si applica alle Messe celebrate, senza il popolo, da «ogni sacerdote di rito latino» e dunque anche di rito manganatico. Quanto alle Messe celebrate con il popolo, deve valere anche a Manganate, mutatis mutandis, la ratio della norma: «...il parroco accolga volentieri le loro richieste...», «...il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio...».
Non è sufficientemente chiaro il senso complessivo del Motu Proprio? Non è abbastanza chiaro che «ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale»? Forse la Diocesi di Manganate sul Fureo è talmente malconcia da abbisognare una norma o una dichiarazione speciale appositamente emessa? Com'è ovvio, è roba da matti.
«Lei sa che ci sono stati, da parte di alcune Diocesi, anche documenti interpretativi che mirano inspiegabilmente a limitare il Motu Proprio del Papa. Dietro queste azioni si nascondono da una parte pregiudizi di tipo ideologico e dall'altra l'orgoglio, uno dei peccati più gravi» (mons. Albert Malcolm Ranjith Patabendige, segretario per la Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti).
Dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù, nel quale è stretta la nuova ed eterna Alleanza che ci dà salvezza, il mese di Luglio ci riserva, in quest'Anno Domini 2007, sorprese inestimabili, che accogliamo con gioioso stupore - come bambini che ricevano dal padre buono un regalo inatteso e bellissimo.
1. Nel primo sabato del mese, dedicato alla riparazione da offrire al Cuore Immacolato di Maria nello spirito del Messaggio di Fatima, in una data segnata da coincidenze numerologiche biblicamente eloquenti (tre volte sette), il Santo Padre Benedetto XVI ha promulgato il Motu proprio Summorum pontificum, con il quale Egli restituisce finalmente alla santa Chiesa la Messa Tridentina (il cui canone risale al VI secolo) e ribadisce quanto ordinato da Papa san Pio V nel Motu proprio Quo primum Tempore, ossia che ciascun Sacerdote gode del diritto, intangibile, di poter sempre e dovunque celebrare il Sacrificio eucaristico secondo le rubriche del 1570.
A tutti i fedeli gioverà approfondire l'attrattiva teologica della Messa Tridentina e "reimpararne" l'ordinario.
2. Tre giorni più tardi, la Congregazione per la Dottrina della Fede emanava un breve - ma esplosivo - documento sulla Chiesa, nel quale si ribadisce la dottrina ecclesiologica di sempre: la Chiesa di Cristo E' SOLO la Chiesa cattolica apostolica romana, benché le chiese d'oriente e le «comunità cristiane» germinate dalla riforma luterana contengano - non per virtù propria, ma come per inerzia - alcuni elementi (santificatori) dell'unica vera Chiesa.
3. Inoltre, nello scorso mese di ottobre la Congregazione per il Culto divino inviava alle Conferenze episcopali una lettera nella quale gettava le basi per una più corretta traduzione del testo evangelico nelle parole della formula consacratoria del vino (nella Messa post-conciliare). Verrà così a cadere, speriamo nel più breve tempo possibile, l'equivoco per il quale gli effetti della Redenzione operata dal Signore sono a beneficio attuale di tutti, quando in realtà sono a beneficio di molti (cf. il Catechismo del Concilio di Trento, n. 216). Curiosamente, nel testo latino della "Messa nuova" le parole sono esatte («...et pro multis effundetur»), ma nei messali tradotti nelle lingue nazionali il «pro multis» era diventato «per tutti». Non sarà più così.
Chi volesse cercarlo, troverà il filo rosso che collega le tre sopra accennate decisioni nella logica di "riallineare" l'epoca post-conciliare con quella pre-conciliare, nella logica della "ermeneutica della continuità" che il Pontefice ha promosso, di recente, anche nel Discorso alla Curia del 22 dicembre 2005 e che si può riassumere così: il Concilio Vaticano II non ha cambiato in nulla la fede cattolica e non ha istituito una nuova Chiesa.
Rendiamo grazie a Dio per il nostro Papa Benedetto, e preghiamo per lui, perché «non fugga, per paura, davanti ai lupi».
All'Ufficio liturgico nazionale della Cei (la Conferenza episcopale italiana) dev'essersi insediato un circo di nani e ballerine. Da parecchio tempo.
A salvaguardia e presidio dell'abbruttimento liturgico degli ultimi quarant'anni, i Nuovi Barbari - anziché dire Rosari alla Madonna - organizzano convegni su temi altisonanti (per esempio: L'arte del celebrare, Rimini, 25-28 ottobre 2000) per dire un gran vanitas vanitatum, tra le quali si trovano anche numerose solenni minchiate: tipo che si potrebbe danzare «mezzi nudi» davanti all'altare come fece Davide, mentre chi si oppone a questi balli, come Mikal, si attira il castigo di Dio; o tipo che «nella liturgia delle ore l'orario è più importante dei salmi».
Ha ragione il Santo Padre: c'è troppa burocrazia, anche nelle curie. Ci sono troppe primedonne stonate, che vogliono cantare da soliste e che si impossessano di qualunque microfono e di qualunque cadreghino pur di farsi notare. Ha ragione il Santo Padre: sfoltire, sfoltire, sfoltire. Aria! Pedalare!
Alcuni sostengono che non sia affatto inopportuno danzare nella celebrazione eucaristica, per la motivazione che attraverso la danza si "esprime" con tutta la persona - quindi anche con il corpo - la gioia derivante dall'incontro con Dio.
Potrebbe essere un ragionamento ammissibile, se la Messa fosse (solo) un "incontro" con gli altri e con Dio, un incontro dove si debba "esprimere" se stessi, individualmente e comunitariamente.
Ma poiché la Messa è tutt'altro, cade qualsiasi pretesa di andare a Messa a "esprimere" se stessi.
Anche all'Ufficio liturgico della CEI le idee non devono essere molto chiare, se gli "esperti" - che misurano la propria competenza pesando le montagne di documenti cartaCEI prodotti dalle varie commissioni e dai vari uffici - scrivono e fanno convegni (magari sulla cosiddetta "arte del celebrare") dove dicono che si potrebbe anche danzare «mezzi nudi» davanti all'altare, come Davide, e chi si oppone a questi balli, come Mikal, si attira il castigo di Dio...
Ho capito: avremo veline-chierichette che faranno lo "stacchetto". E ragazze pon-pon raccoglieranno le offerte fra i tavolini, che sostituiranno le panche, ammiccando e sculettando sui pattini a rotelle. E al Venerdi Santo la Celebrazione della Passione e Morte del Signore sarà come si vede in questo video.
Ma sul Calvario, quel giorno, nessuno ballava e nessuno "esprimeva" la gioia del giorno di festa.
Bisogna proprio ristudiare la dottrina cattolica sul santo Sacrificio della Messa, magnificamente esposta dal Catechismo Maggiore di San Pio X.