In questi giorni è avvenuto in Austria uno scandalo orrendo, simile a quello di Ecône nel 1988: il rev. Gerhard Maria Wagner, parroco di Windischgarsten, appena nominato dal Papa Vescovo ausiliare di Linz, è stato apertamente rifiutato dai suoi confratelli diocesani! Consacrare vescovi "autocefali", senza mandato pontificio, e rifiutare un vescovo nominato dal Papa sono atti sostanzialmente equivalenti. Si è rotta nei fatti la comunione gerarchica tra il clero diocesano e la Sede Apostolica: sedevacantisti-di-fatto hanno consumato uno scisma-di-fatto. Non si è prodotto uno scisma giuridico-formale perché padre Wagner ha umilmente rinunziato alla nomina. Ma la gravissima disobbedienza rimane evidente agli occhi di tutti e dà scandalo.
Sta scritto: «Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato» (Luca 10,16). Sotto la guida di cotanto cardinale, i ruderi delle diocesi austriache s'incamminano verso la loro grande rovina (cf. Luca 6,49), tra una chiesa-discoteca e una celebrazione indecente.
Ma il Signore veglia sempre sul suo gregge e già offre i rimedi a mali tanto gravi.
Continuiamo dunque, o cominciamo, la Novena per il Papa. Preghiamo per il Papa!
Faciamus altare Deo,
qui exaudivit nos in die tribulationis.
Et in Israel magnum est nomen eius.
Confundantur qui loquuntur mendacium.
Un cattivo interprete dei testi conciliari poteva essere persuaso che la Chiesa avesse mutato la propria dottrina ecclesiologica. Costui però non ha più scuse per riportarsi nell'alveo della retta fede.
Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa» (29 giugno 2007), articolato in cinque domande e cinque risposte confermate e approvate dal Pontefice, contiene alcuni importanti insegnamenti:
Amen.
Essendo irreperibile, o di difficile reperibilità, trascrivo qui il testo integrale del "Discorso della Luna" che papa Giovanni XXIII improvvisò la sera dell'11 ottobre 1962, giornata inaugurale del XXI Concilio ecumenico, alle migliaia di persone raccolte in Piazza San Pietro. Passato alla storia per la carezza ai bambini, quel discorso è in grado di rivelare - a chiunque - un particolare ben più rilevante, del quale scrivevo in questo post.
Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera - osservatela in alto - a guardare a questo spettacolo. Gli è che noi chiudiamo una grande giornata di pace. Di pace. "Gloria a Dio e pace agli uomini di buona volontà". Ripetiamo spesso questo augurio! E quando possiamo dire che veramente il raggio, la dolcezza della pace del Signore ci unisce e ci prende, noi diciamo "Ecco qui un saggio di quello che dovrebbe essere la vita, sempre, di tutti i secoli, e della vita che ci attende per l'eternità". Dite un poco: se domandassi, potessi domandare a ciascuno "Voi da che parte venite?", i figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, "Ah, noi siamo i vostri figlioli più vicini, voi siete il Vescovo di Roma". Ma voi, figlioli di Roma, voi sentite di rappresentare veramente la Roma caput mundi, così come nella Provvidenza è stata chiamata ad essere, per la diffusione della verità e della pace cristiana. In queste parole c'è la risposta al vostro omaggio. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi diventato padre per la volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme, paternità e fraternità, è grazia di Dio. Tutto, tutto! Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così, guardandoci così nell'incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte quello, se c'è, qualche cosa che ci può tenere un po' in difficoltà. Niente. Fratres sumus. La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri cuori, che è nelle nostre coscienze, è la luce di Cristo, il quale veramente vuol dominare con la grazia sua tutte le anime.
Stamattina è stato uno spettacolo che neppure la Basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare. Apparteniamo quindi ad un'epoca nella quale siamo sensibili alle voci dall'alto, e vogliamo essere fedeli e stare secondo l'indirizzo che il Cristo benedetto ci ha fatto. Finisco dandovi la benedizione. Accanto a me amo invitare la Madonna santa e benedetta, di cui oggi ricordiamo il grande mistero. Ho sentito qualcuno di voi che ha ricordato Efeso e le lampade accese intorno alla Basilica di là, che io ho veduto coi miei occhi - non a quei tempi, si capisce, ma recentemente - e che ricorda la proclamazione del dogma della Divina Maternità di Maria. Ebbene, invocando Lei, alzando tutti insieme lo sguardo verso Gesù benedetto, il Figliuol Suo, ripensando a quello che è con voi, a quello che è nelle vostre famiglie, di gioia, di pace, e anche un poco di tribolazione e di tristezza, la grande benedizione. Accoglietela di buon animo. Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alle impressioni di questa sera! Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al cielo e davanti alla terra. Fede, speranza, carità, amore di Dio, amore di fratelli, e poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del bene.
Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite "Questa è la carezza del Papa". Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualche... dite una parola buona: "Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza". E poi tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino. Così dunque vogliate attendere alla benedizione che vi do e anche alla buona notte che mi permetto di augurarvi, con la preghiera però che non si cominci... solamente...
Oggi noi iniziamo un anno, un anno, chissà... speriamolo bene! Il Concilio comincia e non sappiamo quando finirà, potesse finire prima di Natale, ma forse forse non riusciremo a dir tutto, a intenderci su tutto bene. Ci vorrà un altro ritrovo, ma se il ritrovarci così deve sempre allietare le nostre anime, le nostre famiglie, Roma e tutto quanto il mondo tutto intero, vengano pure questi giorni, li aspettiamo in benedizione.
Dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù, nel quale è stretta la nuova ed eterna Alleanza che ci dà salvezza, il mese di Luglio ci riserva, in quest'Anno Domini 2007, sorprese inestimabili, che accogliamo con gioioso stupore - come bambini che ricevano dal padre buono un regalo inatteso e bellissimo.
1. Nel primo sabato del mese, dedicato alla riparazione da offrire al Cuore Immacolato di Maria nello spirito del Messaggio di Fatima, in una data segnata da coincidenze numerologiche biblicamente eloquenti (tre volte sette), il Santo Padre Benedetto XVI ha promulgato il Motu proprio Summorum pontificum, con il quale Egli restituisce finalmente alla santa Chiesa la Messa Tridentina (il cui canone risale al VI secolo) e ribadisce quanto ordinato da Papa san Pio V nel Motu proprio Quo primum Tempore, ossia che ciascun Sacerdote gode del diritto, intangibile, di poter sempre e dovunque celebrare il Sacrificio eucaristico secondo le rubriche del 1570.
A tutti i fedeli gioverà approfondire l'attrattiva teologica della Messa Tridentina e "reimpararne" l'ordinario.
2. Tre giorni più tardi, la Congregazione per la Dottrina della Fede emanava un breve - ma esplosivo - documento sulla Chiesa, nel quale si ribadisce la dottrina ecclesiologica di sempre: la Chiesa di Cristo E' SOLO la Chiesa cattolica apostolica romana, benché le chiese d'oriente e le «comunità cristiane» germinate dalla riforma luterana contengano - non per virtù propria, ma come per inerzia - alcuni elementi (santificatori) dell'unica vera Chiesa.
3. Inoltre, nello scorso mese di ottobre la Congregazione per il Culto divino inviava alle Conferenze episcopali una lettera nella quale gettava le basi per una più corretta traduzione del testo evangelico nelle parole della formula consacratoria del vino (nella Messa post-conciliare). Verrà così a cadere, speriamo nel più breve tempo possibile, l'equivoco per il quale gli effetti della Redenzione operata dal Signore sono a beneficio attuale di tutti, quando in realtà sono a beneficio di molti (cf. il Catechismo del Concilio di Trento, n. 216). Curiosamente, nel testo latino della "Messa nuova" le parole sono esatte («...et pro multis effundetur»), ma nei messali tradotti nelle lingue nazionali il «pro multis» era diventato «per tutti». Non sarà più così.
Chi volesse cercarlo, troverà il filo rosso che collega le tre sopra accennate decisioni nella logica di "riallineare" l'epoca post-conciliare con quella pre-conciliare, nella logica della "ermeneutica della continuità" che il Pontefice ha promosso, di recente, anche nel Discorso alla Curia del 22 dicembre 2005 e che si può riassumere così: il Concilio Vaticano II non ha cambiato in nulla la fede cattolica e non ha istituito una nuova Chiesa.
Rendiamo grazie a Dio per il nostro Papa Benedetto, e preghiamo per lui, perché «non fugga, per paura, davanti ai lupi».
Convocando il XXI Concilio ecumenico, papa Roncalli non aveva alcuna intenzione di cambiare nemmeno uno iota della dottrina cattolica - ovviamente.
Nel discorso inaugurale Gaudet Mater Ecclesia, che aprì la Sessione I del Concilio, Giovanni XXIII disse:
«Il ventunesimo Concilio Ecumenico [...] vuole trasmettere integra, non sminuita, non distorta, la dottrina cattolica [...] senza nulla togliervi, in quella maniera accurata di pensare e di formulare le parole che risalta soprattutto negli atti dei Concili di Trento e Vaticano I; occorre che [...] questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi».
Era l'11 ottobre 1962. Quella sera, la piazza san Pietro era rischiarata dalla luna piena e da una immensa fiaccolata. Il papa sentì di dover salutare una così gran folla, si affacciò e improvvisò un discorso che sarebbe divenuto famoso per l'invito ad accarezzare i bambini. Ma disse anche qualcos'altro:
«Oggi noi iniziamo un anno, un anno, chissà... speriamolo bene! Il Concilio comincia e non sappiamo quando finirà, potesse finire prima di Natale, ma forse forse non riusciremo a dir tutto, a intenderci su tutto bene. Ci vorrà un altro ritrovo, ma se il ritrovarci così deve sempre allietare le nostre anime, le nostre famiglie, Roma e tutto quanto il mondo tutto intero, vengano pure questi giorni, li aspettiamo in benedizione».
da cui si deduce che papa Roncalli: