Memorabile Angelus in piazza San Pietro quest'oggi a Roma: sia per l'insegnamento impartitoci dal Papa sulla Cattedra di Pietro, sia per la grandissima folla presente ad ascoltarlo.
Salutando i fedeli di lingua tedesca, il Santo Padre ha detto.
Cristo ha scelto Pietro come la roccia su cui Egli volle costruire la Sua Chiesa. L'Apostolo ha avuto il compito di servire come maestro in tutto il mondo - universalmente - e questo Ministero Apostolico continua in tutti i tempi nei suoi successori. Chiediamo a San Pietro che, per la sua intercessione, la confusione e le tempeste non scuotano la Chiesa, che noi restiamo fedeli ad una fede genuina, che rimaniamo nell'unità e viviamo nell'amore reciproco.
E a tutti i fedeli ha rivolto ancora una volta l'invito più urgente:
Cari fratelli e sorelle, questa festa mi offre l’occasione per chiedervi di accompagnarmi con le vostre preghiere, perché possa compiere fedelmente l’alto compito che la Provvidenza divina mi ha affidato quale Successore dell’apostolo Pietro.
Di fronte a tanti e tanto accorati appelli del Pontefice, nessun cristiano può rimanere indifferente. Preghiamo per Lui! Pregare per il Papa significa anche pregare per la Chiesa e per ogni Cristiano e pregare per la Chiesa significa anche pregare perché la pace e la grazia divina inondino la terra.
Continuiamo allora a pregare la Novena per il Papa e aggiungiamoci una Preghiera a San Michele.
In questi giorni è avvenuto in Austria uno scandalo orrendo, simile a quello di Ecône nel 1988: il rev. Gerhard Maria Wagner, parroco di Windischgarsten, appena nominato dal Papa Vescovo ausiliare di Linz, è stato apertamente rifiutato dai suoi confratelli diocesani! Consacrare vescovi "autocefali", senza mandato pontificio, e rifiutare un vescovo nominato dal Papa sono atti sostanzialmente equivalenti. Si è rotta nei fatti la comunione gerarchica tra il clero diocesano e la Sede Apostolica: sedevacantisti-di-fatto hanno consumato uno scisma-di-fatto. Non si è prodotto uno scisma giuridico-formale perché padre Wagner ha umilmente rinunziato alla nomina. Ma la gravissima disobbedienza rimane evidente agli occhi di tutti e dà scandalo.
Sta scritto: «Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato» (Luca 10,16). Sotto la guida di cotanto cardinale, i ruderi delle diocesi austriache s'incamminano verso la loro grande rovina (cf. Luca 6,49), tra una chiesa-discoteca e una celebrazione indecente.
Ma il Signore veglia sempre sul suo gregge e già offre i rimedi a mali tanto gravi.
Continuiamo dunque, o cominciamo, la Novena per il Papa. Preghiamo per il Papa!
In questo mese abbiamo dovuto assistere con vivo disgusto a reazioni isteriche dei settori più settari del mondo cattolico, dell'episcopato specialmente europeo, del rabbinato e dei "media". Bene, la cagnara va scemando. Tutto si risolverà in una misera nuvola di fumo (di satana) che il Vento dello Spirito spazza via.
La "Fraternità Sacerdotale San Pietro" ha opportunamente invitato i fedeli e i sacerdoti a unirsi in una Novena per il Santo Padre dal 14 febbraio (oggi) fino a domenica 22.
Seguendo il link precedente si può leggere il testo della Novena in inglese e latino. Riporto di seguito una mia traduzione in italiano.
Padre Nostro, 3 Ave Maria, Gloria al Padre.
V. Preghiamo per il nostro Pontefice, Benedetto XVI.
R. Il Signore lo conservi, e lo vivifichi, e lo renda beato sulla terra, e non lo consegni ai suoi nemici.
V. Tu sei Pietro.
R. E su questa pietra edificherò la mia Chiesa.
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno, abbi misericordia del tuo servo, il nostro Pontefice, Benedetto: e nella tua bontà guidalo sulla via della salvezza eterna: affinché, con i doni della tua grazia, desideri ciò che ti piace, e lo compia con tutte le forze. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
Madre della Chiesa, prega per noi.
San Pietro, prega per noi.
Le opere di misericordia corporale sono ancora sette. A chi propone l'ottava: Ammazzare gli infermi, abbiamo da obiettare solo la dottrina cristiana.
Insegna il Catechismo della Chiesa cattolica:
2276 Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un'esistenza per quanto possibile normale.
La malattia quindi richiede un maggiore impegno in favore di chi la soffre. Più la malattia è grave, maggiore sarà l'impegno richiesto. La «normalità» cui tendere deve conciliarsi con la malattia e non con lo stato di salute precedente ad essa.
2277 Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Così un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere.
Il testo è chiarissimo e non c'è bisogno di aggiungere altro. Si noti solo che l'intenzione dell'azione-omissione eutanasica è quella di provocare la morte.
2278 L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all' "accanimento terapeutico". Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
Per comprendere meglio questo articolo del Catechismo - spesso citato in modo incompleto e unilaterale dai fautori del "diritto a morire" e del cosiddetto "testamento biologico" - conviene riportare un brano dell'interessantissimo Discorso di Giovanni Paolo II in occasione della Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute (12 novembre 2004):
Il rifiuto dell'accanimento terapeutico non è un rifiuto del paziente e della sua vita. Infatti, l'oggetto della deliberazione sull'opportunità di iniziare o continuare una pratica terapeutica non è il valore della vita del paziente, ma il valore dell'intervento medico sul paziente.
L'eventuale decisione di non intraprendere o di interrompere una terapia sarà ritenuta eticamente corretta quando questa risulti inefficace o chiaramente sproporzionata ai fini del sostegno alla vita o del recupero della salute. Il rifiuto dell'accanimento terapeutico, pertanto, è espressione del rispetto che in ogni istante si deve al paziente».
La vita umana è sacra, inviolabile e "degna di essere vissuta" sempre, dal concepimento fino alla morte naturale, escludendo dunque tanto la soppressione della vita sofferente quanto il cosiddetto accanimento terapeutico, che Giovanni Paolo II nella sua enciclica Evangelium vitae (12 novembre 2004), definisce come
«certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia. In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza "rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all'ammalato in simili casi". Si dà certamente l'obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all'eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione della condizione umana di fronte alla morte».
Torniamo al Catechismo.
2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.
Un cerebroleso gravissimo, ma vivo; oggetto di cure faticose, ma efficaci e tutto sommato modeste; non guaribile né curabile, ma stabile; nutrito e idratato in modo artificiale, ma con successo: ebbene, un infermo così, alla luce di quanto sopra non deve e non può essere messo a morte ma deve piuttosto essere accompagnato con ogni premura verso il suo misterioso destino.
Nella Dichiarazione sull'eutanasia (5 maggio 1980), la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede rispose:
«Ora, è necessario ribadire con tutta fermezza che niente e nessuno può autorizzare l'uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione della legge divina, di una offesa alla dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l'umanità.
Potrebbe anche verificarsi che il dolore prolungato e insopportabile, ragioni di ordine affettivo o diversi altri motivi inducano qualcuno a ritenere di poter legittimamente chiedere la morte o procurarla ad altri. Benché in casi del genere la responsabilità personale possa esser diminuita o perfino non sussistere, tuttavia l'errore di giudizio della coscienza - forse pure in buona fede - non modifica la natura dell'atto omicida, che in sé rimane sempre inammissibile. Le suppliche dei malati molto gravi, che talvolta invocano la morte, non devono essere intese come espressione di una vera volontà di eutanasia; esse infatti sono quasi sempre richieste angosciate di aiuto e di affetto. Oltre le cure mediche, ciò di cui l'ammalato ha bisogno, è l'amore, il calore umano e soprannaturale, col quale possono e debbono circondarlo tutti coloro che gli sono vicini, genitori e figli, medici e infermieri».
Salus infirmorum, ora pro nobis! Il Signore ci aiuti.
E' un OMICIDIO quello che Voi, signori distintissimi, state commettendo. Lo avete deciso Voi e Voi l'avete predisposto.
Avete anche fatto finta di stabilire che questo ASSASSINIO premeditato debba avvenire "in nome del popolo italiano". Anche questa infamia volete caricare sulle spalle del popolo? Vergogna!
Il sangue ricade sulle VOSTRE mani. Ed è IN NOME VOSTRO che una persona è mandata a morire.
Non nel mio nome.
Mi dissocio.