Il Natale è il Natale del Signore - nient'altro. E' quel piccolo Bimbo che nasce nella povertà di una capanna, senza agi, senza comodità, senza nemmeno le cure che oggi sono ritenute necessarie... in una mangiatoia, lontano da casa, al tepore delle bestie...
Ed è Lui il Dono, il Dono del Padre per noi, la Luce per illuminarci, l'Atteso che ci redime da ogni colpa, il Principe della Pace.
E allora basta con i babbi natale, le luminarie, le canzoncine insopportabili, lo shopping forzoso, il falso buonismo. Teniamo l'essenziale: il dono al povero, la luce della Parola, la Pace sulla terra. Muti, grati e commossi davanti alla Sacra Famiglia di Nazaret.
Buon Natale: buona Nascita nel Signore.
Stuzzicato dalle recenti rivisitazioni televisive della figura di Paolo VI, «Papa nella tempesta», trascrivo le parti principali della prefazione che il giovane sacerdote Giovanni Battista Montini compose per Tre Riformatori. Lutero, Cartesio, Rousseau, il bel libro di Jacques Maritain edito nel 1928 da Morcelliana e ancora a catalogo. Montini e Maritain collaborarono anche nella stesura del Credo del Popolo di Dio.
«Il libro [...] rintraccia le origini del soggettivismo contemporaneo, in cui si vuole dai più ravvisare quel peculiare carattere che costituisce la modernità del pensiero, e che una esperienza altrettanto dolorosamente moderna denuncia come causa delle tre grandi rivoluzioni, eufemisticamente chiamate riforme - religiosa con Lutero, filosofica con Cartesio, sociale con Rousseau -, di cui soffre l'anima e il secolo nostro, e di cui, infatuata com'è di quei dogmi riformatori, l'età nostra non riesce a scoprire né rimedio, né scampo.
Così che se coloro i quali della modernità si gloriano, come della propria ragione di vivere e di pensare, potessero persuadersi non essere tale modernità svincolata da una esorbitante influenza del passato, [...] sarebbero indotti a riconoscere nel relativismo individualista, prodotto dal soggettivismo, non già una fonte ed una veste di libera personalità, ma un abbandono inavvertito e spesso servile all'opprimente gioco delle condizioni esteriori in cui essi hanno cominciato a studiare e a pensare.
«...la triplice riforma, la quale voleva non solo mutare, ma addirittura abbattere il principio della tradizione con il principio individualista, non [ha] fatto altro che inaugurare un'altra tradizione, a cui non il dogma del vero oggettivo è sostegno, ma il dogma arbitrario e asseverante del riformatore.
«...quando il seguace dei riformatori, ch'è il figlio del nostro mondo attuale, dopo d'essersi riconosciuto discepolo, passi a riconoscere il valore dei maestri suoi, e possa accorgersi che ad essi una sola cosa mancò - quella propria ch'è da tutti invece loro attribuita come eminentemente illustrata e vissuta, e per la quale divennero celebri -, da quale stupore, da quale disillusione e forse da quale umile e benefico desiderio di novità antica, non dovrà sentirsi sorpreso?
Poiché a Lutero mancò la religione, a Cartesio la ragione, a Rousseau la moralità sociale, non già perché rispettivamente essi abbiano verbalmente negato tale campo di loro competenza, o in esso non abbiano prodotto grandissime opere e causato durevolissime conseguenze, ma perché, riformatori volendo essere, e radicali, in realtà o in genere, negarono il principio delle cose prese a riformare; così che da Lutero ai nostri giorni, la religione piegò in religiosità, rimanendo senza altro contenuto che l'emozione dell'uomo rifatto cieco sui misteri di Dio; dopo Cartesio la filosofia si umiliò nel dubbio, fino a disperare del vero, e restar paga delle proprie esperienze immanentistiche; e la società, che in Rousseau vide il sistematore nuovo, tumultuò e perdette il primitivo amore che l'unificava, e decadde così, lottando e soccombendo travagliata da furori sovversivi e anarchici.
«Perciò se la sapienza di queste limpide pagine potesse convincere qualche giovane che s'ha da esser cauti a parlar di riforme, cioè ad inventare sistemi nuovi e mai prima scoperti, e a procedere nel pensiero e nella vita con la spavalda e avventurosa libertà degli egoisti e dei rivoluzionari, credo che sarebbe raggiunto scopo sufficiente e opportuno anche per i nostri tempi e per il nostro paese».
Epifania 1928
g.b.m.
Dev'esserci qualcosa di mortifero nell'aria, nell'acqua o nel suolo di Toscana ed Emilia-Romagna: è necessario che i migliori scienziati del pianeta siano ingaggiati per scoprire e debellare le cause di tale gravissimo problema.
Dal tempo in cui vige in Italia l'omicidio legalizzato a spese pubbliche, il ministero della Sanità annualmente presenta al Parlamento la relazione sullo stato di applicazione del "Jack the Ripper Act"; ebbene, da sempre, risulta che la percentuale di interventi eseguiti "in urgenza" nel territorio di queste due regioni italiane sia molto superiore alla media nazionale: è una vera e propria anomalia, sulla quale tutti stendiamo volentieri una coltre di ipocrisia e di omertà.
Chissà a quale mortifero contagio è ascrivibile tale sventura, che permette la soppressione della vita nascente anche oltre gli angusti limiti e illiberali della legge?
Dalle tabelle dell'ultima relazione, i numeri parlano da soli: se in Italia gli interventi urgenti sono il 9,4%, in Toscana sono il 22,8% e in Emilia-Romagna il 20,7%. Nelle quattro regioni più popolose il dato scende al 7%.
Oggi scopriamo che il morbo tosco-emiliano estende la sua necrosi: il presidente del Consiglio regionale della Toscana rivendica il diritto di «offrire una opportunità» ai familiari dei poveri pazienti in stato vegetativo, perché «la Toscana non può farsi da parte». Giusto! E quando mai la Toscana si è fatta da parte? E' dai tempi del pio La Pira che la Toscana offre opportunità...
In conclusione, per ripristinare la salubrità dell'aria, propongo la lettura di un breve documento dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede: Risposte a quesiti della Conferenza Episcopale Statunitense circa l'alimentazione e l'idratazione artificiali, affinché si capisca che quei malati, a cui si vorrebbe togliere l'acqua e il cibo, non morirebbero a causa del loro penoso stato di salute, ma proprio a causa della mancanza procurata di acqua e cibo. Una mostruosità indicibile, degna dell'inciviltà dei nostri tempi.
San Massimiliano Kolbe - che ad Auschwitz i nazisti condannarono a morire di fame e di sete - interceda per noi.
Giunto alla fine della Lettera aperta al Papa Benedetto XVI, firmata da Magdi Allam, mi sono chiesto se l'autore potrà essere considerato un "uomo della Provvidenza".
A favore della risposta affermativa: le questioni sollevate sono di altissimo rilievo teologico; le risposte e le argomentazioni sono dottrinalmente precise; una personalità pubblica è in grado di catalizzare la più vasta attenzione sul tema.
A favore della risposta negativa: la Lettera aperta di Allam potrebbe essere solo un "mezzuccio" per sponsorizzare il suo neonato partito politico; Allam non contesta la legittimazione di altre religioni, benché i motivi siano gli stessi per i quali è da respingere la «legittimazione dell'islam come religione»; trasferendo la disputa teologica in ambito socio-politico, Allam rischia di giustificare una guerra guerreggiata, della quale non abbiamo alcun bisogno.
Due punti del discorso di Magdi Allam sono molto apprezzabili.
Primo punto:
con la massima preoccupazione viene denunciata «la grave deriva religiosa ed etica che si è infiltrata e diffusa in seno alla Chiesa» (sono indicati a mo' di esempio un Vescovo e un Cardinale, con nomi e cognomi, fatti, luoghi, tempi e circostanze).
Secondo punto:
«La verità è che il cristianesimo e l'islam sono totalmente differenti: il Dio che si è fatto uomo incarnato in Gesù, che ha condiviso la vita, la verità, l'amore e la libertà con altri uomini fino al sacrificio della propria vita, non ha nulla in comune con Allah che si è fatto testo incartato nel Corano, che s'impone sugli uomini in modo arbitrario, che ha legittimato un'ideologia e una prassi di odio, violenza e morte perseguita da Maometto e dai suoi seguaci per diffondere l'islam».
Ben vengano tali parole chiare e forti, delle quali l'Italia e l'Europa hanno urgente bisogno!
Se infatti il cuore della questione è l'incarnazione di Dio nella persona storica di Gesù Cristo, la conclusione logica (già presente nelle Scritture) è una sola: qualunque sistema religioso che nega la natura divina al Carpentiere di Nazareth è radicalmente incapace di comunicare il (e con il) vero e unico Dio, ossia la Santissima Trinità.
Recepita dunque la riflessione di Magdi Allam, e il criterio che la guida, non ci rimane che vedere come la grave deriva religiosa che si è infiltrata all'interno della Chiesa non abbia per oggetto soltanto l'islam, Maometto e il Corano: il prossimo passo dovrebbe dunque essere la - da me tanto attesa e invocata - definitiva rottamazione del concetto insopportabile di "unico Dio" e "Dio unico", che secondo alcuni sarebbe comune alle tre cosiddette "religioni monoteiste", quasi fosse una orrenda trinità multireligiosa. Non bisogna dimenticare infatti che il Corano nega la divinità di Gesù Cristo come la nega il Talmud.
La Santa Trinità ci salvi e ci benedica. Amen.
Segnalo Wikki Missa, l'annuario mondiale della Messa tradizionale. Pare che contenga l'orario e la località precisa di tutte le Messe celebrate secondo il venerando Rito tridentino.
L'indirizzo è: www.wikkimissa.info.
Buona Messa.
Avevo fame, e mi avete dato da mangiare.
Avevo sete, e mi avete dato da bere.
Ero malato, e siete venuti a visitarmi.
Avevo fame, e mi avete strappato il pane di bocca.
Avevo sete, e mi avete rubato l'acqua.
Ero malato, e mi avete voluto uccidere.
Dissetare un ammalato è un caso di coscienza? O un caso legale? O un dovere civico? O un diritto umano? Cos'è diventato e cosa significa, oggi, in Italia, dissetare un ammalato?
Quanta malvagità fra coloro che pretendono, o concedono, o ammettono, di soffocare fragilissime vite. Ma quanto luminoso amore!, e quanto sacro senso del dovere si dispiega davanti agli occhi di chi è ancora disposto a guardare e a vedere! Ecco, guardate e vedete:
«Noi tutte Suore della Clinica Beato Luigi Talamoni continuiamo a servire la vita di Eluana Englaro e di tutti i nostri pazienti. L'amore e la dedizione per Eluana e per tutti coloro che si affidano alle nostre cure ci portano ad invocare il Signore Gesù affinché la speranza prevalga anche in questa ora difficile, in cui sperare sembra impossibile. La nostra speranza - e di tanti con noi - è che non si procuri la morte per fame e sete ad Eluana e a chi è nelle sue condizioni. Per questo - ancora una volta - affermiamo la nostra disponibilità a continuare a servire - oggi e in futuro - Eluana. Se c'è chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio, se non il silenzio e la libertà di amare e donarci a chi è debole, piccolo e povero». Lecco, 15 novembre 2008.
Grazie, Sorelle, per le cure che prestate e per l'esempio che date.
Grazie, Signore della vita, per queste Suore che ci hai posto accanto.
Un breve pensiero di san Massimiliano Kolbe sull'Immacolata:
«È certo che la santissima Vergine Maria è la Mediatrice di tutte le grazie. Inoltre, è fuori di qualsiasi dubbio che ogni conversione al cattolicesimo e ogni opera di santificazione sono opera della grazia. Perciò, si possono attendere le conversioni e le santificazioni solo se le anime si avvicineranno alla Mediatrice di tutte le grazie e riceveranno da Lei la grazia della conversione e della santificazione».
O santissima, o piissima, o dolce vergine Maria, madre amata e immacolata! Prega, prega per noi! Da ogni dove s'innalza al cielo questo bel canto: dalla Sicilia, dalla Bulgaria, dalla Malesia, dal Brasile, dagli Stati Uniti, dal Portogallo e anche... dal cinema.