Dice l'arcangelo Gabriele alla Beata Vergine Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Luca 1,35).
Il messaggio dell'angelo manifesta un Dio trinitario: lo Spirito, l'Altissimo e il Figlio. L'Altissimo Dio, per opera della sua «ombra» che è lo Spirito Santo, sta per generare nella carne e nel tempo un Figlio, che era con Dio (che era Dio) prima di ogni tempo e fuori da ogni spazio.
Maria Santissima è la Figlia di Dio Padre, la "Sposa" verginale di Dio Spirito e la Madre di Dio Figlio: nessuno mai potrà essere incastonato nella Santissima Trinità come lo fu Lei.
Santa Maria, Torre di Davide, prega per noi.
(Fine?)
La lunga citazione tomistica, che segue, mostra come la fede nella Trinità fosse implicitamente creduto già nella vera Sinagoga, prima di Cristo.
La via per cui gli uomini possono raggiungere la beatitudine è il mistero dell'incarnazione e della passione di Cristo; poiché sta scritto: «Non c'è alcun altro nome dato agli uomini, dal quale possiamo aspettarci di essere salvati». Perciò era necessario che il mistero dell'incarnazione di Cristo in qualche modo fosse creduto da tutti in tutti i tempi: però diversamente secondo le diversità dei tempi e delle persone.
Infatti prima del peccato l'uomo ebbe la fede esplicita dell'incarnazione di Cristo in quanto questa era ordinata alla pienezza della gloria; ma non in quanto era ordinata a liberare dal peccato con la passione e con la resurrezione; perché l'uomo non prevedeva il suo peccato. Invece si arguisce che prevedeva l'incarnazione di Cristo dalle parole che disse: «Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre e si stringerà alla sua moglie»; parole che secondo l'Apostolo stanno a indicare «il grande mistero esistente in Cristo e nella Chiesa»; mistero che non è credibile che il primo uomo abbia ignorato.
Dopo il peccato, poi, il mistero di Cristo fu creduto esplicitamente non solo per l'incarnazione, ma anche rispetto alla passione e alla resurrezione, con le quali l'umanità viene liberata dal peccato e dalla morte. Altrimenti (gli antichi) non avrebbero prefigurato la passione di Cristo con dei sacrifici, sia prima che dopo la promulgazione della legge. E di questi sacrifici i maggiorenti conoscevano esplicitamente il significato; mentre le persone semplici ne avevano una conoscenza confusa sotto il velo di quei sacrifici, credendo che essi erano disposti per il Cristo venturo.
Finalmente dopo la rivelazione della grazia tanto i maggiorenti che i semplici sono tenuti ad avere la fede esplicita dei misteri di Cristo; e specialmente di quelli che sono oggetto delle solennità della Chiesa.
Non è possibile credere esplicitamente il mistero di Cristo, senza la fede nella Trinità: poiché il mistero di Cristo implica l'assunzione della carne da parte del Figlio di Dio, la rinnovazione del mondo mediante la grazia, e la concezione del Cristo per opera dello Spirito Santo.
Perciò prima di Cristo il mistero della Trinità fu creduto come il mistero dell'incarnazione, e cioè esplicitamente dai maggiorenti, e in maniera implicita e quasi velata dalle persone semplici. Quindi venuto il tempo della propagazione della grazia, tutti sono tenuti a credere espressamente il mistero della Trinità.
E tutti quelli che rinascono in Cristo devono questo beneficio all'invocazione della Trinità, secondo le parole evangeliche: «Andate, ammaestrate tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
(continua)
I tre "misteriosi personaggi" aventi sembianze umane, di cui si legge nel capitolo 18 della Genesi, sono verosimilmente il Figlio di Dio e i due angeli mandati dal Signore per distruggere Sodoma e Gomorra.
Il capitolo, la cui esegesi è difficilissima, è incentrato sull'annunciazione della nascita di Isacco, il figlio unigenito (secondo lo spirito, non secondo la carne) e prediletto di Abramo, il figlio della promessa, nel quale il popolo di Dio è destinato ad accogliere la Rivelazione di Dio-Trinità e il suo Messia Redentore. Come nell'annunciazione dell'Arcangelo Gabriele Maria è coinvolta, quale "ancilla Domini", nel Mistero della Trinità, così anche in questa annunciazione veterotestamentaria Abramo è investito, quale nostro padre nella fede, dalla dinamica trinitaria per dare corso al disegno misericordioso di salvezza che Dio ha sul mondo e sulla storia.
Nel brano citato nel post precedente i significati scritturali, come e più che altrove, si sovrappongono. Si affacciano di nuovo alcune caratteristiche già viste: DIO appare ad Abramo e Abramo vede TRE "uomini", ai quali si rivolge qua al singolare e là al plurale, qua come uomini da ospitare là come Dio da adorare. E i tre "misteriosi personaggi", a loro (a sua) volta, parlano qua come uomini e là come Dio, al punto che si ha l'impressione di vedere Dio guardando a loro.
Lo Spirito ispirò questa pagina biblica e noi accogliamo il racconto di tre "persone" eguali, nelle quali si manifestò ad Abramo il Signore Dio e per le quali Abramo conobbe il mistero della Santissima Trinità.
(continua)
«Yahweh apparve ad Abramo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della sua tenda nell'ora più calda del giorno. Abramo alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano davanti a lui. Come li ebbe visti, corse loro incontro dall'ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse: "Ti prego, mio Adonai, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo! Lasciate che si porti un po' d'acqua, lavatevi i piedi e riposatevi sotto quest'albero. Io andrò a prendere del pane e vi ristorerete; poi continuerete il vostro cammino; poiché è per questo che siete passati dal vostro servo".
Quelli dissero: "Fa' pure come hai detto". Allora Abramo andò in fretta nella tenda da Sara e le disse: "Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala e fa' delle focacce". Poi Abramo corse alla mandria, prese un vitello tenero e buono e lo diede a un suo servo, il quale si affrettò a prepararlo. Prese del burro, del latte e il vitello che era stato preparato, e li pose davanti a loro. Egli se ne stette in piedi presso di loro, sotto l'albero, e quelli mangiarono.
Poi essi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Ed egli rispose: "E' là nella tenda". E l'altro: "Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".
Sara intanto stava ad ascoltare all'ingresso della tenda, che era dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne. Sara rise dentro di sé, dicendo: "Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!". Yahweh disse ad Abramo: "Perché mai ha riso Sara, dicendo: 'Partorirei io per davvero, vecchia come sono?'. Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per Yahweh? Al tempo fissato, l'anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio". Allora Sara negò, dicendo: "Non ho riso"; perché ebbe paura. Ma egli disse: "Invece hai riso!"».
(continua)