Il Salmo 44 (45) inneggia al Signore Gesù raffigurato nello Sposo: «Il tuo trono, o Elohim, [sta] per i secoli dei secoli; scettro di rettitudine è lo scettro del tuo regno. Tu ami la giustizia e odii l'iniquià: perciò ti unse Elohim, il tuo Elohim, con olio di letizia a preferenza de' tuoi compagni» (vv. 7-8). Qui un Elohim unge (=consacra) l'altro Elohim che siede sul trono.
Salmo 109 (110), primo versetto: «Oracolo di Yahweh al mio Adonai: "Siedi alla mia destra finché faccia de' tuoi nemici lo sgabello de' tuoi piedi"». Adonai è nome biblico di Dio, al pari di Elohim e Yahweh. Yahweh fa sedere Adonai alla sua destra e umilierà i nemici di Adonai. Il Salmo 109 prosegue con una profezia messianica: Yahweh dice che Adonai («generato nel seno di Yaweh», «assiso alla destra» di Yahweh) è Re e Sacerdote.
Osea, cap. 1 v. 7. Yahweh parla a Osea e dice: «Però della casa di Giuda avrò misericordia e le farò trovar salvezza in Yahweh, loro Elohim». Yahweh usa la prima persona singolare ma non dice troveranno salvezza in me; dice, piuttosto: troveranno salvezza in Yahweh, loro Elohim, come se si parlasse di un altro.
(continua)
In Deuteronomio 6,4 sta scritto: «Shema Israel YHWH elohanu YHWH echad», che tradotto suona così: «Ascolta, Israele: Yahweh, Dio nostro, Yahweh (è) uno». Nella Vulgata Clementina il versetto era: «Audi, Israël: Dominus Deus noster, Dominus unus est». Nella Nova Vulgata è identico. La Bibbia dei Settanta concorda con questa traduzione: «Akoue israel kurios ho theos hemon kurios heis estin».
Per affermare l'unità di Dio, se ne ripete il nome per tre volte. Anche qui: tre e uno, uno e tre.
Bisogna specificare che il vocabolo («echad») impiegato per affermare l'unità di Dio significa l'unità "composta" e non l'unità "assoluta" («yachid»). Per esempio:
La Scrittura ci presenta ancora un Dio che è sì unico, ma di un'unità che è "distinguibile" al suo interno e descrivibile con la triplice ripetizione Yahweh-Elohim-Yahweh.
(continua)
Sta scritto che Dio, dopo aver creato l'universo, il tempo, la terra, il mare e le specie viventi, finalmente disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza» (Genesi 1,26).
«Facciamo» l'uomo - maschio e femmina - a «nostra» immagine e somiglianza. «Facciamo» è plurale; «nostra» è plurale. Nel contesto di un monoteismo assoluto, la frase è inspiegabile.
Creando l'uomo, Dio dice: «facciamo l'uomo» e non «sia fatto l'uomo», come era stato per gli animali e le cose create. Ciò significa che nella persona umana il Creatore ha inscritto una caratteristica che lo rende «somigliante» a Dio "singolare e plurale":
Conoscere Dio, cioè pensare e amare Dio, è la qualità specifica e propria della creatura umana, che è l'unico essere «capace di dire "Tu" a Dio» (J. Ratzinger, Creazione e peccato, Ed. Paoline 1987, p. 39). Nessun'altra creatura lo fa, eccettuati i puri spiriti. E la vita dell'uomo è un impasto di cose materiali e di cose spirituali, di cose transitorie e di cose eterne.
Sant'Agostino scrive:
«Ora, il senso preferibile da dare a queste parole di Dio è [...] che l'uomo è fatto a immagine non del solo Padre o del solo Figlio o del solo Spirito Santo, ma della stessa Trinità. Questa Trinità è Trinità in modo da essere l'unico Dio, allo stesso modo che Dio è unico in modo da essere Trinità. Dio infatti non disse, rivolgendosi al Figlio: "Facciamo l'uomo a tua immagine ", oppure: "a immagine mia", ma disse: a immagine e somiglianza nostra; da questa pluralità chi oserebbe separare lo Spirito Santo? Ma poiché questa pluralità non costituisce tre dèi ma un solo Dio, per questo dobbiamo comprendere che la Scrittura subito dopo soggiunse la frase al singolare e disse: E Dio fece l'uomo a immagine di Dio, [...] come se dicesse: "a immagine sua", cioè a immagine della stessa Trinità. (S. Agostino, Libro incompiuto sulla Genesi).
Anche queste parole della Genesi «facciamo l'uomo a nostra immagine» sono un richiamo della Santissima Trinità: Dio unico, uno e plurale, del Quale portiamo il marchio nelle profondità del nostro essere.
(continua)