1.2.3. La scienza e la fede
La scienza si occupa solo dei fenomeni, dei quali la fede non si interessa; la fede si occupa solo della realtà divina, che è sconosciuta alla scienza. Quindi fede e scienza non si scontrano mai, se ognuna sta nel suo campo.
Se gli si obietta che Cristo operò miracoli sensibili, il modernista controbatte che tali fatti appartengono al mondo dei fenomeni, ma non lo oltrepassano: essi sono vissuti nella fede, trasfigurati e sfigurati. La scienza li nega; la fede li afferma; il filosofo li nega considerando Cristo nella sua realtà storica; il credente li afferma, ma solo come credente.
Tuttavia, la scienza ha diritto di invadere il campo della fede, per tre motivi. Primo, ogni fatto religioso è, tolta la realtà divina e l'esperienza, un fatto fenomenico, comprese le formule. Secondo, lasciato pur Dio al lume della fede, l'idea di Dio è anch'essa un fatto fenomenico e come tale subordinata alla filosofia e coordinata alla evoluzione intellettuale. Terzo, perché l'uomo ha bisogno non di soffrire dualismi, ma di armonizzare la fede con la scienza.
I modernisti sembrano talora vaghi e incerti: ciò avviene perché essi distinguono l'esegesi teologico-pastorale da quella storico-scientifica. Ma se vengono ripresi dall'autorità ecclesiastica in nome del magistero, gridano alla manomissione della libertà.
1.2.2. L'esperienza e la tradizione
Per tale via la tradizione è da ritenersi come la comunicazione della altrui esperienza originale per mezzo della predicazione e delle formule. Ripetere le formule serve a risvegliare il sentimento religioso nel credente, rinnovandone l'esperienza, e a suscitare in chi la ascolta per la prima volta il sentimento e l'esperienza.
In questo modo si propaga la religione tra i popoli e tra le generazioni.
Il "Credo" è stato riveduto e corretto?
Paolo VI ha detto: qualche volta peccatrice...
Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger: santa e peccatrice, sempre
1.2.1. L'esperienza individuale
Il modernista credente, al contrario del filosofo, ritiene per certo che la realtà divina esista in sé stessa, e tale convinzione poggia sull'esperienza individuale.
Nel sentimento religioso si ha talvolta una certa intuizione del cuore, che mette l'uomo in contatto immediato con la realtà di Dio e gli infonde una così forte persuasione dell'esistenza di Dio e della sua azione, dentro e fuori dell'uomo, che supera qualsiasi convincimento razionale.
Si tratta di una esperienza vera, grazie alla quale l'uomo che la vive è costituito credente.
[continua da qui]
Sta scritto:
Se veramente certe assurde sollecitazioni "pastorali" provengono dal basso clero, c'è da aspettarsi a breve o uno scisma o l'apostasia. Fumus diaboli in domo Domini. E la mente corre alle profezie di Fatima: «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede». Altrove forse no.
«Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano».
Fine
1.2. Il modernista credente
Il modernista filosofo riconosce che l'oggetto della fede è la realtà divina e, se la incontra, la incontra nell'animo del credente come un oggetto del sentimento. Ma al modernista filosofo non interessa affatto sapere se questa realtà esista in sé stessa e al di fuori di tale sentimento.
Il Concilio di Cartagine insegna...
Papa Giovanni XXII insegna...
Il Concilio di Firenze insegna...
Il Concilio di Trento insegna...
Il Catechismo di Trento insegna...
Papa Sisto V insegna...
Papa Pio VI insegna...
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I "buoni frutti" della "abolizione"