Dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù, nel quale è stretta la nuova ed eterna Alleanza che ci dà salvezza, il mese di Luglio ci riserva, in quest'Anno Domini 2007, sorprese inestimabili, che accogliamo con gioioso stupore - come bambini che ricevano dal padre buono un regalo inatteso e bellissimo.
1. Nel primo sabato del mese, dedicato alla riparazione da offrire al Cuore Immacolato di Maria nello spirito del Messaggio di Fatima, in una data segnata da coincidenze numerologiche biblicamente eloquenti (tre volte sette), il Santo Padre Benedetto XVI ha promulgato il Motu proprio Summorum pontificum, con il quale Egli restituisce finalmente alla santa Chiesa la Messa Tridentina (il cui canone risale al VI secolo) e ribadisce quanto ordinato da Papa san Pio V nel Motu proprio Quo primum Tempore, ossia che ciascun Sacerdote gode del diritto, intangibile, di poter sempre e dovunque celebrare il Sacrificio eucaristico secondo le rubriche del 1570.
A tutti i fedeli gioverà approfondire l'attrattiva teologica della Messa Tridentina e "reimpararne" l'ordinario.
2. Tre giorni più tardi, la Congregazione per la Dottrina della Fede emanava un breve - ma esplosivo - documento sulla Chiesa, nel quale si ribadisce la dottrina ecclesiologica di sempre: la Chiesa di Cristo E' SOLO la Chiesa cattolica apostolica romana, benché le chiese d'oriente e le «comunità cristiane» germinate dalla riforma luterana contengano - non per virtù propria, ma come per inerzia - alcuni elementi (santificatori) dell'unica vera Chiesa.
3. Inoltre, nello scorso mese di ottobre la Congregazione per il Culto divino inviava alle Conferenze episcopali una lettera nella quale gettava le basi per una più corretta traduzione del testo evangelico nelle parole della formula consacratoria del vino (nella Messa post-conciliare). Verrà così a cadere, speriamo nel più breve tempo possibile, l'equivoco per il quale gli effetti della Redenzione operata dal Signore sono a beneficio attuale di tutti, quando in realtà sono a beneficio di molti (cf. il Catechismo del Concilio di Trento, n. 216). Curiosamente, nel testo latino della "Messa nuova" le parole sono esatte («...et pro multis effundetur»), ma nei messali tradotti nelle lingue nazionali il «pro multis» era diventato «per tutti». Non sarà più così.
Chi volesse cercarlo, troverà il filo rosso che collega le tre sopra accennate decisioni nella logica di "riallineare" l'epoca post-conciliare con quella pre-conciliare, nella logica della "ermeneutica della continuità" che il Pontefice ha promosso, di recente, anche nel Discorso alla Curia del 22 dicembre 2005 e che si può riassumere così: il Concilio Vaticano II non ha cambiato in nulla la fede cattolica e non ha istituito una nuova Chiesa.
Rendiamo grazie a Dio per il nostro Papa Benedetto, e preghiamo per lui, perché «non fugga, per paura, davanti ai lupi».