Nella solennità del Corpus Domini, adorando il Santissimo Sacramento dell'altare, alle orecchie giunge il fastidio di una canzonetta moderna di modesta fattura. Autori improvvisati hanno stravolto la gloriosa dottrina cattolica sull'Eucarestia.
«Verbum caro factum est», scrive l'evangelista san Giovanni: il Verbo si è fatto carne. Nella Persona di Nostro Signore la natura divina del Verbo si è ipostaticamente unita alla natura umana della carne. Affiancare «Verbum caro factum est» all'inaudita, non scritturale, proposizione «Verbum panis factum est» significa porre un parallelismo eretico tra l'unione ipostatica del Verbo con la carne e "l'unione" tra il Verbo e il pane.
Qui sta l'errore dottrinale, il traviamento delle menti, lo scandalo. Nell'eucaristia non è il Verbo che si fa pane, ma - al contrario - è il pane che viene mutato in carne: nella carne di Gesù Cristo, il Quale non è Verbo, ma Verbo fatto carne. Che scempio liturgico! Che vergogna!
Ripetere che «il Verbo si è fatto pane» non significa altro che negare il dogma della transustanziazione, grazie al quale possiamo affermare con certezza che «dopo la consacrazione nulla resta della sostanza del pane e del vino nell'Eucaristia», fuorché gli accidenti. Il pane non è più pane, ma Carne; il vino non è più vino, ma Sangue.
Solo negando il dogma possiamo ammettere la fantasiosa teoria dell'impanazione o della consustanziazione. Solo diventando eretici possiamo tollerare certe insulse canzonette.
Verbum caro factum est, non panis, et panis convertitur in corpus Christi.
Prima si dice che Gesù Cristo non è veramente risorto, che fu solo un uomo «reso perfetto», che fu il più eccelso dei "figli di Dio", che fu una straordinaria manifestazione di Dio. E via la seconda PERSONA della Santissima Trinità.
Poi si dice che lo Spirito santo è semplicemente Dio operante nella storia, cioè la forza di Dio, come «vento che soffia dove vuole». E via anche la terza PERSONA della Santissima Trinità.
A quel punto, anche un foglietto della Messa può scrivere - nell'indifferenza dei "cattolici praticanti" - l'incommensurabile sproposito che segue:
«Dio non è uno o due o tre. Semplicemente... è Dio, è Amore, è la Persona-Amore [...]» (Maria Teresa MAGNABOSCO, Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, in La Domenica, 3 giugno 2007).
Contro la riduzione del cristianesimo a deismo fra i deismi, bisogna tornare a proclamare - tonanti - la divinità di Gesù Cristo; bisogna tornare a leggere i primi Concili ecumenici, i Padri e i Dottori della Chiesa.
Si può cominciare molto opportunamente dal Simbolo Quicumque (cf. anche qui) di sant'Atanasio (cf. anche qui).