Il Verbo eterno del Padre è Colui del quale il profeta scrisse:
«ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto» (Daniele 7,13-14).
Quando venne il tempo nel quale era stabilito che il Verbo prendesse carne dalla Beata Vergine Immacolata, l'angelo che portò l'annunzio a Maria così parlò:
«Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,31-33).
Compiuto poi sulla Croce il suo cruento Sacrificio, mediante il quale redense il genere umano, Cristo - Sacerdote, Profeta e Re - disse:
«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18).
Ogni potere in cielo e in terra. Gesù Cristo è Re:
Re di un regno che «non è di questo mondo» (Gv 18,36), ma che si estende su ogni cosa e ogni essere; Re di un regno inaugurato e già presente nella storia per mezzo della sua santa Chiesa, ma che non è ancora perfettamente e definitivamente compiuto.
«Se a Cristo Signore è stata data ogni potestà in cielo e in terra; se tutti gli uomini redenti con il Sangue suo prezioso sono soggetti per un nuovo titolo alla sua autorità; se, infine, questa potestà abbraccia tutta l'umana natura, chiaramente si comprende che nessuna delle nostre facoltà si sottrae a tanto impero» (PIO XI,Enciclica Quas primas, 11 dicembre 1925).
Adveniat Regnum tuum!
Oremus pro beatíssimo Papa nostro, Benedicto décimo sexto, ut Deus et Dóminus noster, qui elégit eum in órdine episcopátus, salvum atque incólumem custódiat Ecclésiae suae sanctae, ad regéndum pópulum sanctum Dei.
Omnípotens sempitérne Deus, cujus judício univérsa fundántur: réspice propítius ad preces nostras, et eléctum nobis Antístitem tua pietáte consérva; ut christiána plebs, quae te gubernátur auctóre, sub tanto Pontífice, credulitátis suae méritis augeátur. Per Christum Dominum nostrum.
Amen.
Preghiamo per il nostro santo Padre il Papa, Benedetto XVI, perché il Signore Dio nostro, che lo ha eletto nell'ordine dell'episcopato, lo custodisca sano e salvo alla sua santa Chiesa, per governare il popolo santo di Dio.
Dio onnipotente ed eterno, per la cui volontà tutto è stabilito: guarda propizio alle nostre preghiere e per la tua bontà conserva il Pontefice che hai scelto per noi; affinché il popolo cristiano, governato dalla tua autorità, sotto un così grande Pontefice cresca per i meriti della sua fede. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Memorabile la Via Crucis del 2005: alla Nona Stazione - Gesù cade per la terza volta - il card. Ratzinger meditava così:
Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell'uomo in generale, all'allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio.
Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c'è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute!
Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore.
Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell'animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).
Parole profetiche.
Nel Duomo di Milano, stando a quello che ha scritto Sandro Magister su www.chiesa, pensano di "evangelizzare" mostrando scene di Zeffirelli quasi completamente oscurate, o proponendo conferenze di apologeti improbabili, o trasformando la Cattedrale in auditorium per spettacoli anche profani.
Nel vicino Centro culturale San Fedele, che grazie a Dio non fa Parrocchia, propongono addirittura un Corso di danza liturgica. Ovviamente è danza sacra indiana alla quale s'è preteso di dare qualche pennellata di vernice cristiana.
Ai pretoni del Duomo e ai gesuiti del San Fedele dobbiamo dire: fate meno esibizioni e dite più Rosari alla Madonna. In alternativa potreste partire come missionari in Arabia Saudita o in Tibet.
Kyrie, eleison – Signore, salvaci.
Era il 31 marzo 2002 - domenica di Pasqua - quando Il Sole 24 ore pubblicava un articolo di mons. Gianfranco Ravasi, intitolato Non è risorto, si è innalzato.
Verso la fine del pezzo, il famoso biblista - prefetto della Biblioteca Ambrosiana, docente di Esegesi Biblica alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e membro della Pontificia Commissione Biblica - scriveva che la cosiddetta "risurrezione" di Nostro Signore:
«E' un evento che si radica nel tempo e nello spazio, è cioè nella morte e in una tomba, e che perciò ammette una verificabilità storica; ma esso fiorisce nell'eterno e nel divino, ed è per questo che esige un'analisi nella fede e nella teologia. Nella sua sostanza la Pasqua di Cristo è una realtà trascendente e, come tale supera la pura verifica storica».
In parole povere: al tempo e allo spazio appartengono la morte e la tomba (le "radici"). Il resto «fiorisce nell'eterno e nel divino» e va letto con le categorie della fede della teologia. Ma così ragionando si separano il Gesù della storia e il Cristo della fede.
E' ben vero che la Pasqua di Gesù Cristo è (anche) una realtà trascendente. Tuttavia è una realtà che nel tempo e nello spazio non è soltanto "radicata", poiché vi si manifesta veramente con una presenza viva, reale, corporea e perfino fisica. Tacere questo equivale sostanzialmente a negare la credibilità storica delle testimonianze evangeliche.
In un altro passaggio dell'articolo, mons. Ravasi scriveva:
«Il Nuovo Testamento esprime la "risurrezione" con il verbo eghéirein, "risvegliare" dalla morte, simbolicamente intesa come un sonno, oppure con il verbo anístemi, "levarsi, sorgere in piedi". Dietro il velo del linguaggio simbolico si vuole indicare che Gesù...» eccetera.
Ecco, l'ha detto: in merito alla risurrezione il Nuovo Testamento userebbe un «linguaggio simbolico». La tesi è già stata riprovata e condannata, per esempio dal decreto Lamentabili sane exitu del 1907.
A questi vani ragionamenti ha risposto, di recente, il discorso di Benedetto XVI a Verona:
«La risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori».
A ognuno di noi, che possiamo leggere i Padri della Chiesa, o la Catena aurea di San Tommaso d'Aquino, che importa leggere Ravasi? I suoi libri possono anche essere dimenticati sugli scaffali più alti.
Alcuni sostengono che non sia affatto inopportuno danzare nella celebrazione eucaristica, per la motivazione che attraverso la danza si "esprime" con tutta la persona - quindi anche con il corpo - la gioia derivante dall'incontro con Dio.
Potrebbe essere un ragionamento ammissibile, se la Messa fosse (solo) un "incontro" con gli altri e con Dio, un incontro dove si debba "esprimere" se stessi, individualmente e comunitariamente.
Ma poiché la Messa è tutt'altro, cade qualsiasi pretesa di andare a Messa a "esprimere" se stessi.
Anche all'Ufficio liturgico della CEI le idee non devono essere molto chiare, se gli "esperti" - che misurano la propria competenza pesando le montagne di documenti cartaCEI prodotti dalle varie commissioni e dai vari uffici - scrivono e fanno convegni (magari sulla cosiddetta "arte del celebrare") dove dicono che si potrebbe anche danzare «mezzi nudi» davanti all'altare, come Davide, e chi si oppone a questi balli, come Mikal, si attira il castigo di Dio...
Ho capito: avremo veline-chierichette che faranno lo "stacchetto". E ragazze pon-pon raccoglieranno le offerte fra i tavolini, che sostituiranno le panche, ammiccando e sculettando sui pattini a rotelle. E al Venerdi Santo la Celebrazione della Passione e Morte del Signore sarà come si vede in questo video.
Ma sul Calvario, quel giorno, nessuno ballava e nessuno "esprimeva" la gioia del giorno di festa.
Bisogna proprio ristudiare la dottrina cattolica sul santo Sacrificio della Messa, magnificamente esposta dal Catechismo Maggiore di San Pio X.
Il sito Roman catholic blog denuncia grandi quantità di schifose profanazioni e abusi. Non solo la "messa di halloween", dove tra diavoli che distribuiscono la Comunione e streghe all'ambone, uno sventurato parroco introduce il Padre Nostro bestemmiando con queste parole: «As goblins and ghouls, we raise one voice: Our Father...». Poiché i goblins e i ghouls sono diavoli, nei quali il prete si identifica, chi mai sarà il "padre" a cui si rivolgono i parrocchiani di Aliso Viejo?
In quello stesso blog c'è anche il video che mostra il vescovo del luogo rifiutarsi di dare la santa Comunione a una donna, colpevole di essersi inginocchiata per riceverLa. Come se l'Ostia non fosse il Corpo di Colui al quale «ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10).
Anche il blog Rorate caeli rivela quanta strada abbia fatto la perversione liturgica: a questo indirizzo ci sono ben due video di YouTube che mostrano una "adorazione eucaristica" fatta a passi di danza. Si vede un prete che si posiziona davanti al Santissimo Sacramento e invece di inginocchiarsi adorante, che fa? Si mette a ballare! Si vedono poi danzatrici che corrono e si agitano attorno al Santissimo: anche chi volesse adorarLo e contemplarLo si distrae.
Speriamo che i responsabili di questi abusi e sacrilegi siano severamente puniti dall'autorità ecclesiastica. Preghiamo di tutto cuore che questo avvenga.
Ma occorre soprattutto elevare al Signore fervide e abbondanti preghiere di riparazione.
Meglio ancora, impegnamoci nelle due devozioni cattoliche predilette da Dio: la devozione al Sacro Cuore, con la pratica dei Primi nove Venerdì, e la devozione al Cuore Immacolato di Maria, con la pratica dei Primi cinque Sabati.
Quando l'Angelo del Portogallo apparve ai tre pastorelli di Fatima, insegnò loro le preghiere riparatrici, poi diede loro la Santa Comunione e disse: «Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e consolate il vostro Dio».
SIA LODATO E RINGRAZIATO IN OGNI MOMENTO
IL SANTISSIMO E DIVINISSIMO SACRAMENTO
Ecco il video della "messa di halloween" celebrata nella Parrocchia Corpus Christi di Aliso Viejo, California, Stati Uniti d'America.
Occorrono preghiere di riparazione!
Preghiere insegnate dall'Angelo del Portogallo ai pastorelli di Fatima
1. Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano. (Tre volte)
2. Trinità santissima, Padre, Figliolo e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.
Atto di riparazione al Sacro Cuore, composto da Pio XI
Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi, prostrati innanzi a te, intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l'amantissimo tuo Cuore.
Memori però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità, e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salute, ricusano di seguire te come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l'immodestia e le brutture della vita e dell'abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro te e i tuoi santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l'ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi onde è profanato lo stesso sacramento dell'amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da te fondata.
Ed oh potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto come riparazione dell'onore divino conculcato, noi ti presentiamo, accompagnandola con le espiazioni della Vergine tua madre, di tutti i santi e delle anime pie, quella soddisfazione che tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari, promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l'aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l'indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l'innocenza della vita, l'osservanza perfetta della legge evangelica, specialmente della carità, e di impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di te, e di attrarre quanti più potremo alla tua sequela.
Accogli, te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per l'intercessione della beata Vergine Maria riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua obbedienza e nel tuo servizio fino alla morte con il gran dono della perseveranza, mediante il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni Dio per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Sia lodato e ringraziato in ogni momento
il santissimo e divinissimo Sacramento.